Il marchio cinese Emc ha ampliato la gamma delle motorizzazioni che possono equipaggiare il fuoristrada Emc 212. Ha fatto debuttare un turbodiesel da due litri a beneficio di eventuali utilizzi del veicolo in ambiente puramente off-road

Il ritorno a un concetto di fuoristrada autentico, basato su architetture tradizionali e motorizzazioni diesel, è il filo conduttore che accompagna il debutto del nuovo Emc “212”, modello che si discosta in modo netto dalla crescente urbanizzazione del segmento per riaffermare soluzioni tecniche orientate alla massima robustezza e capacità in off-road.
In tale ottica la Casa ha previsto di inserire sotto cofano un’unità a gasolio di impostazione classica, un quattro cilindri turbodiesel di origine industriale con cilindrata prossima ai due litri, caratterizzato da alimentazione common rail ad alta pressione e sovralimentazione mediante turbocompressore, configurazione che privilegia l’erogazione di coppia ai bassi regimi piuttosto che la potenza massima.
I valori dichiarati si attestano sui 166 cavalli con coppie che superano i 350 newtonmetro disponibili già a regimi contenuti, elemento chiave per affrontare passaggi tecnici, fondi a bassa aderenza e traini gravosi. Dal punto di vista costruttivo, il motore è calibrato per garantire affidabilità e semplicità manutentiva, con mappature conservative e sistemi di post-trattamento conformi alle normative ma senza esasperazioni tipiche delle unità più orientate all’efficienza su strada, a beneficio della durata operativa in condizioni gravose.
L’unità è associata a un cambio automatico a otto rapporti di derivazione Zf che permette, tra l’altro, di assecondare capacità di traino fino a due tonnellate.

A livello strutturale, Emc “212” adotta un telaio a longheroni e traverse, soluzione ormai sempre più rara ma ancora imprescindibile per chi ricerca resistenza torsionale, capacità di carico e predisposizione a utilizzi estremi. Le dimensioni vedono una lunghezza di quattro metri e 700 millimetri per una larghezza di un metro e 890 millimetri e un passo di due metri e 860 millimetri. Misure cui si affiancano angoli di attacco e uscita rispettivamente di 40 e di 36 gradi.
La carrozzeria è separata dal telaio, mentre le sospensioni sono configurate sulla base di robusti assali rigidi che garantiscono contatto costante con il terreno anche in condizioni di forte twist. La trazione è integrale inseribile, abbinata a un riduttore meccanico per la gestione dei passaggi off road più impegnativi e a un differenziale posteriore autobloccante. In questo contesto, la scelta del diesel assume un significato tecnico preciso.
Rispetto alle alternative elettrificate, l’unità termica offre maggiore autonomia operativa, tempi di rifornimento ridotti e una curva di coppia che ben si sposa con le esigenze di motricità che insorgono quando l’auto procede in ambienti severi e isolati. Il risultato è un veicolo che, pur inserendosi in un mercato sempre più orientato verso soluzioni ibride ed elettriche, mantiene un’impostazione progettuale coerente con le esigenze di chi utilizza il mezzo come strumento di lavoro più che come oggetto di mobilità urbana.
Titolo: Emc 212: ritorno alle origini
Autore: Redazione



